Martedì, 13 Novembre 2012 11:30

Consolidante e Protettivo Tufo Giallo Napoletano

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Tufo Giallo Napoletano

Le cause del degrado dei materiali lapidei esterni sono ormai ben note: da quelle che possono essere considerate “minori” come quello delle “patine a ossalati”, a quelle imputabili ad importanti processi degradativi, come la "solfatazione".

Pertanto, gli interventi sui materiali lapidei esposti all'aperto sono:

  1. Pulitura;
  2. Consolidamento;
  3. Protezione.

Prescindendo la Pulitura, che verrà trattata in seguito in quanto è l'operazione più esposta alle critiche degli intenditori con valutazioni finali critiche-estetiche, ci occuperemo del Consolidamento e della Protezione, i quali sono difficilmente valutabili e devono modificare l'aspetto estetico della superficie solo minimamente.

Nel settore dei “prodotti” per il consolidamento superficiale dei materiali lapidei, quali il tufo ad esempio, che presentano una superfice “disaggregata”, non esiste praticamente possibilità di una verifica attendibile con controlli stabiliti.
Unico punto di riferimento, ancora oggi, è la Raccomandazione Normal 20/85 che si limita ad elencare una serie di esigenze fondamentali che il prodotto deve soddisfare. Per il consolidamento inoltre, non sono fornite indicazioni sulle prove necessarie ad effettuare i controlli.

Per quanto concerne la protezione invece, per i prodotti  atti a contrastare il degrado atmosferico, la ricerca è più avanzata ed in continuo aggiornamento.

 

La Scelta del Consolidante e del Protettivo

 

Per chi si occupa della delicata operazione del Progetto di Restauro di una superficie lapidea quali tufi laziali, calcareniti pugliesi o tufo giallo napoletano, con la diagnosi, a seguito del rilievo metrico, materico e fotografico, individua lo stato di conservazione. Nella fattispecie una superficie con prolungata esposizione all'aperto può presentarsi nelle seguenti condizioni:

sana;

disaggregata;

con presenza di esfoliazioni, scagliature, croste, fessurazioni.

 

Sana in quanto il materiale è alterato anche in modo profondo ma presenta una superficie residua in buone condizioni di stabilità, oppure ha trascorso gran parte della sua vita in ambiente protetto.
Rimedio: una semplice operazione di protezione senza impiego di polimeri a carattere filmante o riaggregante che sarebbero dannosi alla successiva conservazione del materiale.


Disaggregata con casi di materiali nei quali l’attacco delle acque acide sul cemento calcareo della pietra provoca lo sfarinamento ed il distacco di particelle di piccola dimensione dalla superficie stessa con perdite, a volte anche gravi, di forma originaria.
Rimedio: operazione di riaggregazione e successivamente di protezione.


Con presenza di esfoliazioni, scagliature, croste e fessurazioni cioè casi ove necessitano operazioni specifiche che il “restauratore” ben conosce e che
comprendono sigillature, incollature, microchiodature e quant'altro seguite dall'operazione finale di protezione.

Per la progettazione il mercato offre i seguenti prodotti:

  • Consolidanti senza azione protettiva, costituiti di norma da prodotti inorganici
  • Consolidanti dotati di potere idrorepellente più o meno elevato e che comprendono la grande categoria delle “resine” o polimeri organici, anche filmanti;
  • Riaggreganti con l'impiego di polimeri dotati di caratteristiche elastomeriche;
  • Protettivi non dotati di potere consolidante quali i polimeri di carattere liquido, come i perfluorurati.

Prove di laboratorio dimostrano la sempre più crescente applicazione dei polimeri fluorurati che permettono di risolvere problemi relativi alla conservazione di materiali lapidei di elevata porosità e di facile decoesionamento, simili per molti aspetti ai problemi che si incontrano nei “tufi piroclastici” in generale e nel “tufo giallo “ in particolare.
I motivi dell’ampio sviluppo che i polimeri fluorurati hanno subito, in relativamente pochi anni, nelle tecnologie più avanzate risiedono nella maggiore stabilità chimica, nella
bassissima tensione superficiale, nella resistenza alle radiazioni luminose anche le più' energetiche e nella bassa energia superficiale, che questa classe di prodotti presenta
in confronto a tutte le famiglie di polimeri precedentemente note e largamente impiegate, anche nel campo del restauro e della protezione della pietra.
A seguito delle esperienze acquisite, sia in laboratorio che in cantiere, sul comportamento dei prodotti che per primi erano stati presi in considerazione, la ricerca fu estesa
ad una serie di polimeri altamente fluorurati, allo scopo di mettere a punto una gamma di prodotti che, pur avendo in comune le proprietà di base, fosse differenziata in modo da risolvere i molteplici problemi posti dalla conservazione dei materiali lapidei.
E' opinione diffusa che per la porosità e la degradabilità del tufo napoletano, buoni risultati consolidanti e protettivi si possono ottenere impiegando in modo opportunamente combinato un elastomero fluorurato in fase acquosa ed un prodotto analogo in solvente organico.

 


 

Enrico Mecheri, architetto - Fonte: siremont.it

 

 

 

 

 

Letto 2913 volte Ultima modifica il Martedì, 01 Aprile 2014 10:22

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