Costi Ristrutturazione Casa - Parcheggio Esterno Villa

 

Quali sono le Descrizioni ed i Costi per Lavori di Ristrutturazione Casa o Nuova Costruzione

 

Da 400,00 a 800,00 euro per metro quadrato. E' questa la media dei costi ristrutturazione casa descritti anche nell'articolo Lavori in convenienza.

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Con un esempio di computo metrico estimativo, analizzeremo le descrizioni principali per ristrutturare un appartamento tipo per civili abitazioni di circa 100 mq.

Nei precedenti articoli, nell'esaminare il Piano Casa Lazio, si sono trattati gli aspetti relativi alla spinta per l'economia del "Paese" e la sanatoria per gli abusi edilizi.

Verifichiamo di seguito i molteplici interventi previsti con diversità e potenzialità per la nuova cubatura

La Legge Regionale del Piano Casa, così come di concerto con il provvedimento della Conferenza Unificata del 1 aprile 2009, vieta che gli interventi possano essere previsti per gli edifici abusivi.

Riverniciare Termosifoni

 

Durante la ritinteggiatura degli interni, possiamo approfittare dei lavori di ristrutturazione in casa, per monitorare l'efficienza del riscaldamento. La scelta dei radiatori per un riscaldamento efficiente, è possibile.

Casa Ecosostenibile

Si aggiunge tra le prime posizioni in classifica in Italia il complesso edilizio ecosostenibile denominato "Residenze Michelangelo". 

Nel ricordare che 

 

Barriere Architettoniche 

Eliminazione delle Barriere Architettoniche

 

Legge 9 gennaio 1989, n. 13 recante:
“Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli
edifici privati”.
( Suppl.ordinario alla G.U. n. 145, del 23.6.1989)

 

In fondo all'articolo il Calcolo del Contributo!

Tufo Giallo Napoletano

Le cause del degrado dei materiali lapidei esterni sono ormai ben note: da quelle che possono essere considerate “minori” come quello delle “patine a ossalati”, a quelle imputabili ad importanti processi degradativi, come la "solfatazione".

Pertanto, gli interventi sui materiali lapidei esposti all'aperto sono:

  1. Pulitura;
  2. Consolidamento;
  3. Protezione.

Prescindendo la Pulitura, che verrà trattata in seguito in quanto è l'operazione più esposta alle critiche degli intenditori con valutazioni finali critiche-estetiche, ci occuperemo del Consolidamento e della Protezione, i quali sono difficilmente valutabili e devono modificare l'aspetto estetico della superficie solo minimamente.

Nel settore dei “prodotti” per il consolidamento superficiale dei materiali lapidei, quali il tufo ad esempio, che presentano una superfice “disaggregata”, non esiste praticamente possibilità di una verifica attendibile con controlli stabiliti.
Unico punto di riferimento, ancora oggi, è la Raccomandazione Normal 20/85 che si limita ad elencare una serie di esigenze fondamentali che il prodotto deve soddisfare. Per il consolidamento inoltre, non sono fornite indicazioni sulle prove necessarie ad effettuare i controlli.

Per quanto concerne la protezione invece, per i prodotti  atti a contrastare il degrado atmosferico, la ricerca è più avanzata ed in continuo aggiornamento.

 

La Scelta del Consolidante e del Protettivo

 

Per chi si occupa della delicata operazione del Progetto di Restauro di una superficie lapidea quali tufi laziali, calcareniti pugliesi o tufo giallo napoletano, con la diagnosi, a seguito del rilievo metrico, materico e fotografico, individua lo stato di conservazione. Nella fattispecie una superficie con prolungata esposizione all'aperto può presentarsi nelle seguenti condizioni:

sana;

disaggregata;

con presenza di esfoliazioni, scagliature, croste, fessurazioni.

 

Sana in quanto il materiale è alterato anche in modo profondo ma presenta una superficie residua in buone condizioni di stabilità, oppure ha trascorso gran parte della sua vita in ambiente protetto.
Rimedio: una semplice operazione di protezione senza impiego di polimeri a carattere filmante o riaggregante che sarebbero dannosi alla successiva conservazione del materiale.


Disaggregata con casi di materiali nei quali l’attacco delle acque acide sul cemento calcareo della pietra provoca lo sfarinamento ed il distacco di particelle di piccola dimensione dalla superficie stessa con perdite, a volte anche gravi, di forma originaria.
Rimedio: operazione di riaggregazione e successivamente di protezione.


Con presenza di esfoliazioni, scagliature, croste e fessurazioni cioè casi ove necessitano operazioni specifiche che il “restauratore” ben conosce e che
comprendono sigillature, incollature, microchiodature e quant'altro seguite dall'operazione finale di protezione.

Per la progettazione il mercato offre i seguenti prodotti:

  • Consolidanti senza azione protettiva, costituiti di norma da prodotti inorganici
  • Consolidanti dotati di potere idrorepellente più o meno elevato e che comprendono la grande categoria delle “resine” o polimeri organici, anche filmanti;
  • Riaggreganti con l'impiego di polimeri dotati di caratteristiche elastomeriche;
  • Protettivi non dotati di potere consolidante quali i polimeri di carattere liquido, come i perfluorurati.

Prove di laboratorio dimostrano la sempre più crescente applicazione dei polimeri fluorurati che permettono di risolvere problemi relativi alla conservazione di materiali lapidei di elevata porosità e di facile decoesionamento, simili per molti aspetti ai problemi che si incontrano nei “tufi piroclastici” in generale e nel “tufo giallo “ in particolare.
I motivi dell’ampio sviluppo che i polimeri fluorurati hanno subito, in relativamente pochi anni, nelle tecnologie più avanzate risiedono nella maggiore stabilità chimica, nella
bassissima tensione superficiale, nella resistenza alle radiazioni luminose anche le più' energetiche e nella bassa energia superficiale, che questa classe di prodotti presenta
in confronto a tutte le famiglie di polimeri precedentemente note e largamente impiegate, anche nel campo del restauro e della protezione della pietra.
A seguito delle esperienze acquisite, sia in laboratorio che in cantiere, sul comportamento dei prodotti che per primi erano stati presi in considerazione, la ricerca fu estesa
ad una serie di polimeri altamente fluorurati, allo scopo di mettere a punto una gamma di prodotti che, pur avendo in comune le proprietà di base, fosse differenziata in modo da risolvere i molteplici problemi posti dalla conservazione dei materiali lapidei.
E' opinione diffusa che per la porosità e la degradabilità del tufo napoletano, buoni risultati consolidanti e protettivi si possono ottenere impiegando in modo opportunamente combinato un elastomero fluorurato in fase acquosa ed un prodotto analogo in solvente organico.

 


 

Enrico Mecheri, architetto - Fonte: siremont.it

 

 

 

 

 

Venerdì, 02 Novembre 2012 12:12

Degrado e Alterazione dei Materiali

Scritto da

 

Di seguito vengono analizzati brevemente ed in forma semplificata i vari meccanismi di degrado e alterazione dei materiali.

Se è l'ambiente ad alterare il materiale, siamo in presenza di meccanismo di degrado chimico.

Se sono i fattori ambientali attraverso l'azione erosiva del vento, del sole della pioggia o neve, ad esercitare sulle strutture dei materiali azioni disgregative alterandone la composizione e la struttura, si parlerà di meccanismi di degrado fisico-meccanico.

A questi si aggiungono i meccanismi di degrado di tipo chimico-fisico come quello della cristaliizzazione di sali oppure la carbonatazione del tufo ad esempio - annerimento dei blocchi.

Non meno importante infine, in quanto risulta essere l'ultimo citato, vi è il meccanismo di tipo biologico.

Arco S. Eligio-Degrado Materiali e Alterazione

L'aver elencato i vari tipi di meccanismi di degrado materico, non significa che sono perfettamente identificabili e che si presentano singolarmente, ma in realtà essi interagiscono "sconfinando" e presentandosi talvolta con processi che si innestano tra di loro, cioè la valutazione del degrado materico di un paramento murario, può essere dovuta ad un collasso della struttura con cedimento del materiale che lo compone, ma la causa iniziale è dovuta per il contatto dell'acqua costante con la struttura suddetta.

Degrado Materiali e Alterazione

Esempio: una falda acquifera - fiume sotterraneo - a contatto con le fondazioni in muratura, innesta il processo di degrado e alterazione del materiale con assorbimento, evaporazione, condensazione e quant'altro.

La conseguenza diretta dei meccanismi suddetti comporta disgregazione, porosità, micro fratture, che nel tempo sono accentuati dalle azioni  climatiche ambientali quali il sole, vento, nebbia, umidità, pioggia e neve.

Il meccanismo di degrado di tipo biologico si ha per la presenza di micro e macro flora e fauna.

Il proliferare di batteri, funghi, licheni, muschi e piante superiori e altri organismi viventi, si formano proprio a seguito di precendenti meccanismi, quali quello chimico (dissoluzione, corrosione) e fisico (disgregazione, fratturazione). Infatti la micro e la macro flora, a seguito del substrato del materiale che diventa poroso, si sviluppano con le seguenti favorevoli condizioni climatiche: luce; ventilazione; pioggia; umidità e alternanza di temperature.

 


 

Enrico Mecheri, architetto

 

 

 

 

La Conferenza Unificata Stato Regioni del 1 aprile 2009 insieme al D.L. del 13 maggio 2010 n. 70 - Decreto Sviluppo - hanno introdotto semplificazioni per la spinta dell'attività edilizia ed economica, con indicazioni per nuove norme regionali.

Analizziamo, per la casistica di richieste presso la Redazione, Il "Piano Casa" per la Regione Lazio, che 

Per i Lavori di Ristrutturazione e Agevolazioni Fiscali è il Decreto Legge n. 83/12, entrato in vigore il 26 giugno 2012 con succ. mod. ed integr. a sancire le "Misure urgenti per la crescita del Paese".

 

Prescindendo tutta la normativa, gli obiettivi principali sono: